Festival gli Irregolari

11 ottobre 1935 - 21 marzo 2019 / Marcel Detienne: la metis, gli aromi, il sacrificio

Che cosa è la metis? A seguire Marcel Detienne, che per primo l’ha messa in evidenza nei suoi studi sulla cultura greca antica, la metis è l’astuzia dell’intelligenza, un modo di conoscere le cose, il mondo e le persone permeato di intuito, sagacia, attitudine alla previsione, spigliatezza mentale, esercizio della finzione, capacità di togliersi d’impaccio, vigile attenzione, senso dell’opportunità, abilità in campi fra loro eterocliti. In una parola: un sapere tattico, forse strategico, ma senza alcuna aspirazione bellica e relativo spargimento di sangue, senza alcuna volontà di mostrare muscoli o altri banali accessori corporei. La metis è la qualità tipica della volpe (furba per antonomasia) ma anche del polpo (massimo esperto in camouflage). Ne eccelle Ulisse, polutropos e perciò...

Buon compleanno! / Lawrence Ferlinghetti: cento di questi anni

Cent’anni giusti (nato il 24 marzo 1919), quaranta libri, sessant’anni di dipinti, e una libreria tuttora aperta al numero 261 di Columbus Avenue, San Francisco: la City Lights Books, nome ispirato a Charles Chaplin, Luci della città, e col permesso di usarlo rispettosamente chiesto allo stesso Chaplin. E poi: l’arresto nel giugno 1959 per ordine dell’“esattore dei dazi doganali” signor Chester McPhee, il quale il 25 marzo 1957 aveva fatto sequestrare la seconda edizione di Urlo e altre poesie di Allen Ginsberg, pubblicato da City Lights Books ma stampato in Inghilterra e che quindi doveva passare la dogana. Due anni di tira-e-molla legali, interventi da parte della ACLU (Unione Americana delle Libertà Civili) e dei maggiori poeti su tutti i giornali in difesa di Ginsberg e del suo...

Una conversazione / Pierre Bourdieu. La violenza simbolica

Sergio Benvenuto – Nell’ambito del suo pensiero, Professor Bourdieu, lei ha elaborato il concetto di "violenza simbolica". Che cosa intende con questa nozione?  Pierre Bourdieu – La nozione di violenza simbolica mi è parsa necessaria per designare una forma di violenza che possiamo chiamare "dolce" e quasi invisibile. È una violenza che svolge un ruolo importantissimo in molte situazioni e relazioni umane. Per esempio, nelle rappresentazioni ordinarie, la relazione pedagogica è vista come un’azione di elevazione dove il mittente si mette, in qualche modo, alla portata del ricevente per portarlo a elevarsi fino al sapere, di cui il mittente è il portatore. È una visione non falsa, ma che maschera l'aspetto di violenza. La relazione pedagogica, per quanto possa essere attenta alle...

Dizionario Levi / Zona grigia

Da quando l’espressione «zona grigia», proposta da Primo Levi, è entrata nel vocabolario concettuale contemporaneo, si assiste a un’evoluzione del suo significato non sempre coerente con quello originario e, a volte, addirittura «cannibale» rispetto ad altri concetti o espressioni in uso da tempo. Si pensi a indifferenza, inerzia (tipici della sociologia, della storia sociale o della psicologia sociale), narcisismo sociale o sonnambulismo, che sono stati impiegati per interpretare il culto dell’io, il venire a patti, costi quel che costi, con il potere o, ancora, al pensiero diffuso che spinge a «farsi i fatti propri» e a perdere interesse per gli altri.    A livello storico, molti autori hanno fatto uso del concetto leviano; tra essi, Claudio Pavone e Renzo De Felice, per lo...

Realismo affettivo / L’attualità del romanzo sociale in Italia

La grande narrativa, il grande racconto occidentale, è stato sociale. In particolare lo sono stati la grande narrativa e il grande racconto italiano dei conflitti di classe, della vita nelle fabbriche e delle terribili condizioni del proletariato. Nato in Inghilterra nella prima metà dell'Ottocento per mano di Charles Dickens, il romanzo sociale è un genere di romanzo che tratteggia la vita dei ceti subalterni, la cecità delle classi abbienti, l’inadeguatezza delle istituzioni, la criminalità urbana, la violenza domestica, l’infanzia abusata e il bieco sfruttamento del lavoro minorile sperimentato e raccontato dallo stesso Dickens in Oliver Twist (1836), al contempo primo romanzo sociale e prima opera narrativa con protagonista un bambino.   Molti sono stati gli autori che hanno...

A Bloomsbury e altri racconti / La controversa Mary Butts

Poco prima di quello che Roberto Calasso ha chiamato nel suo Innominabile attuale il più grande e ben riuscito tentativo di autoannientamento che il mondo abbia compiuto, in Europa si aggirava una delle generazioni più colte, aperte e cosmopolite della storia. Lo racconta, per esempio, Klaus Mann nel suo La svolta (Saggiatore, 2016), oppure Annemarie Schwarzenbach in romanzi come Gli amici di Bernhard (L’Orma, 2014) e nei suoi scritti di viaggio in cui riporta, quasi come se niente fosse, quei mesi tra il 1939 e il ‘40 in cui se ne andava in giro in macchina con la svizzera francese Ella Maillard per la Turchia, la Persia e l’Afghanistan. Per non parlare dei diari di Anaïs Nin, delle memorie di Simone de Beauvoir e dell’immaginario che tutti abbiamo della Parigi di quegli anni. Una...

Breve storia della stupidità

Capita a volte, in sede privata ma anche in occasioni pubbliche, indotti da emotività o dal desiderio di arrivare con immediatezza all’interlocutore, di usare in modo superficiale o sbrigativo certe parole e espressioni dando per scontato il loro senso a partire dall’uso più comune, che non sempre corrisponde a ciò che si pensa davvero. O a ciò che si crede di pensare. Così sono le benvenute le occasioni in cui si incontra qualcuno che alle parole dà un peso sempre, che non le usa mai nel loro versante apparentemente più scontato e diretto. Una poetessa per esempio. Anche a costo di salutari disguidi, che poi per fortuna si possono sciogliere in una considerazione reciproca migliore. È quello che mi è capitato a Bookpride, dove ho avuto modo di dialogare con Patrizia Valduga, che ha...

Il viaggiatore, Prima del buio / Prima della guerra

Le guerre cominciano molti anni prima dello scoppio, parola che da sempre usiamo per fotografare l’istante in cui si sparò il primo colpo, cadde la prima bomba, ci furono le prime vittime. Scoppio, che se isolata fa pensare a cose che riconducono al gioco, lo scoppio di un pallone, o a piccoli disagi come quando si buca una gomma dell’auto. O: la guerra è esplosa tal giorno; ma esplosi Christa Wolf lo diceva dei ciliegi a primavera e dopo il disastro di Chernobyl, nel suo Guasti (edizioni e/o) scrive:    «Un giorno, di cui non posso scrivere al presente. I ciliegi saranno fioriti. Io avrò evitato di pensare: esplosi; i ciliegi sono esplosi, come ancora l’anno prima potevo non solo pensare ma anche dire senza esitazione, pur se non più con l’assoluta consapevolezza di una volta...

Breve storia della stupidità

Capita a volte, in sede privata ma anche in occasioni pubbliche, indotti da emotività o dal desiderio di arrivare con immediatezza all’interlocutore, di usare in modo superficiale o sbrigativo certe parole e espressioni dando per scontato il loro senso a partire dall’uso più comune, che non sempre corrisponde a ciò che si pensa davvero. O a ciò che si crede di pensare. Così sono le benvenute le occasioni in cui si incontra qualcuno che alle parole dà un peso sempre, che non le usa mai nel loro versante apparentemente più scontato e diretto. Una poetessa per esempio. Anche a costo di salutari disguidi, che poi per fortuna si possono sciogliere in una considerazione reciproca migliore. È quello che mi è capitato a Bookpride, dove ho avuto modo di dialogare con Patrizia Valduga, che ha...

Il romanzo vincitore del National Book Award for fiction / Oh, my friend, di Sigrid Nunez

Se mai un cane ha fatto parte della vostra vita, all'ultima pagina avrete le lacrime agli occhi. The Friend di Sigrid Nunez, il romanzo vincitore dell'ultimo National Book Award for fiction, entra in quest'amore con la delicatezza di chi sfiora un mistero. È un libro ipnotico che parla di amicizia e solitudine, del lutto che segue il suicidio, di scrittori al tempo dei social, insegnanti seduttori, letteratura. E di lui – Apollo, il gigantesco alano che la protagonista, una scrittrice di New York, eredita controvoglia dopo il suicidio del suo migliore amico – del dolore che li unisce e del legame che, malgrado tutto, finirà per riportarli alla vita.   The Friend (Riverhead Books, 212 pp.) è una poetica meditazione sulla materia che compone l'esistenza. È un romanzo...

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Realismo affettivo / L’attualità del romanzo sociale in Italia

La grande narrativa, il grande racconto occidentale, è stato sociale. In particolare lo sono stati la grande narrativa e il grande racconto italiano dei conflitti di classe, della vita nelle fabbriche e delle terribili condizioni del proletariato. Nato in Inghilterra nella prima metà dell'Ottocento per mano di Charles Dickens, il romanzo sociale è un genere di romanzo che tratteggia la vita dei ceti subalterni, la cecità delle classi abbienti, l’inadeguatezza delle istituzioni, la criminalità urbana, la violenza domestica, l’infanzia abusata e il bieco sfruttamento del lavoro minorile sperimentato e raccontato dallo stesso Dickens in Oliver Twist (1836), al contempo primo romanzo sociale e prima opera narrativa con protagonista un bambino.   Molti sono stati gli autori che hanno...

A Bloomsbury e altri racconti / La controversa Mary Butts

Poco prima di quello che Roberto Calasso ha chiamato nel suo Innominabile attuale il più grande e ben riuscito tentativo di autoannientamento che il mondo abbia compiuto, in Europa si aggirava una delle generazioni più colte, aperte e cosmopolite della storia. Lo racconta, per esempio, Klaus Mann nel suo La svolta (Saggiatore, 2016), oppure Annemarie Schwarzenbach in romanzi come Gli amici di Bernhard (L’Orma, 2014) e nei suoi scritti di viaggio in cui riporta, quasi come se niente fosse, quei mesi tra il 1939 e il ‘40 in cui se ne andava in giro in macchina con la svizzera francese Ella Maillard per la Turchia, la Persia e l’Afghanistan. Per non parlare dei diari di Anaïs Nin, delle memorie di Simone de Beauvoir e dell’immaginario che tutti abbiamo della Parigi di quegli anni. Una...

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Cinema italiano: forme, identità, stili di vita / Il pensiero filmico della nazione

Si è tornati a parlare tanto di cinema italiano in questi ultimi anni. In Italia, certamente, ma anche all’estero, sulla scia di una convergenza tra il ritorno di autori in grado di intercettare un pubblico ampio ed eterogeneo – da Paolo Sorrentino e Luca Guadagnino sino a Michelangelo Frammartino e Alice Rohrwacher – e l’allargamento del campo dell’italianistica, tanto come ambito di studio quanto come platea di interessati. Nelle università anglofone i corsi di laurea si moltiplicano (pur nelle difficoltà di questi ultimi anni), così come si diffondono in giro per il mondo festival e manifestazioni dedicati alla cultura italiana, ai film in particolare. Certo, il cinema continua a rappresentare la forma espressiva più immediata e trasversale, quella capace di congiungere con un solo...

Fanny & Alexander / Un rito per Primo Levi

Siamo qua continuamente a combattere con la memoria che svanisce, non solo per l’età che avanza ma soprattutto per le distrazioni, gli stimoli mitraglianti, gli appoggi esterni che ti dicono: tanto schiacci un pulsante e trovi notizie, neppure devi più alzarti per prendere un libro, per andare a cercare un giornale… Confesso il mio metodo: quando vedo gli spettacoli scrivo, scrivo moltissimo, cerco quasi di fermare tutto quello che sento, che vedo, che provo. Dato che annoto nel buio, quando vado per rileggere poco capisco di quello che ho segnato. Ma delle volte, come nel caso di Se questo è Levi, una “performance/reading itinerante sull’opera di Primo Levi” la luce è buona. I tre atti si svolgono in ambienti illuminati bene. Posso appuntare con cura, sempre con l’ansia di perdere,...

Hamamelis / Il nocciolo delle streghe

Witch hazel, nocciolo delle streghe, così americani e inglesi chiamano l’Hamamelis. Ma con la nostra avellana prediletta dagli scoiattoli non ha alcuna parentela botanica: questa appartiene alla famiglia delle Corylaceae, quella alla famiglia delle Hamamelidaceae, che ricomprende altre due interessanti essenze ornamentali: la Liquidambar e la Corylopis.  Quanto alle streghe, ecco la storia così come la racconta un’estimatrice di razza di questo «tesoro stranamente trascurato», Vita Sackville-West. I primi coloni che raggiunsero la Virginia notarono questo arbusto del sottobosco (Hamamelis Virginiana) somigliante al loro nocciolo; come erano soliti fare in patria, ne usarono i rami come strumento rabdomantico e, «poiché ogni ramo che si muove nelle mani deve necessariamente avere a che fare con streghe e stregoni», lo battezzarono in tal modo.  La grazia dei fiori del freddo è resa più astratta e contemplativa dalla penuria invernale, e l’Hamamelis rientra fra le rare piante che fioriscono sfidando i rigori del clima. Come il Calicanto, apre le sue eccentriche corolle prima dell’emissione delle foglie, tra gennaio e febbraio, e con quello rivaleggia anche in fragranza,...

Manipolatori della gravità / Per noi entusiasti del volo

Luci viste dallo spazio. Cittadini alle strette, impiegati malpagati, cuori palpitanti, fiduciosi del rosario, fidanzate insoddisfatte, rivoluzionari mancati (e chi non fosse in elenco pur sentendosi in diritto, abbia la pazienza di aggiungere in calce il proprio nome), voi tutti insomma, noi tutti per essere precisi, non disperiamo: l’ora del viver leggero si appresta. Imminente e radiosa. Plausibile ed elegante. Come non mai.  Si sa, nella vita ognuno contribuisce come può all’avverarsi dei propri desideri: letterine sotto il cuscino, speranze in soffitta, segreti nel cuore. Schiacciati dal peso del trantran quotidiano, del resto, non sembra ci resti molto altro da fare. Dalle nostre parti i giorni si presentano gravosi e opprimenti: non più l’agile elefante che la cosmologia zen vedeva in equilibrio su una zampa – mistico e leggerissimo – a reggere sereno i destini del mondo. No, nulla di tutto questo. Semmai l’opposto: un pachidermico rinoceronte di ritorno dall’era glaciale (o più probabilmente dal bancone surgelati del supermercato vicino casa) che si siede noncurante sulle nostre vite schiattandole sotto il peso di un interminabile elenco d’incombenze in scadenza (...

Rivendicazioni / Personagge

Nelle lingue in cui è categoria manifesta, il genere grammaticale è servitù obbligatoria. Scrivi un rigo e hai già dovuto rendergli molti tributi. Fin qui, per esempio, una decina (lingua, f.; categoria, f.; genere, m. e così via). L’italiano è esuberante, in proposito. Non va dappertutto così.  Ci son lingue che fanno a meno del genere. Ce ne sono tante (e prossime all’italiano) in cui a una risorsa di variazione siffatta si ricorre più parsimoniosamente. Chi nasce e cresce in italiano subisce invece una mitridatizzazione. Assuefattosi al veleno, l’antico re del Ponto gli era insensibile. Chi parla italiano non è sensibile alla pervasiva presenza del genere grammaticale e, di norma, non l’avverte. “Una persona onesta”: persona è di genere femminile e l’accordo lo ribadisce più d’una volta. Quanto a riferimento, la “persona onesta” sarà poi dotata di baffoni a manubrio, di seno prosperoso, di qualsiasi altra caratteristica materiale o morale che la infili nella casella prevista all’uopo da una morale sociale variabile nel tempo. Nella politica britannica del Novecento, “una figura significativa” fu Margaret Thatcher tanto quanto Winston Churchill. La prima ne fu “un...

Naufraghi, viaggiatori e marinai / Il Mare specchio

“Il più bello dei mari / è quello che non navigammo”, recitano i versi di Nazim Hikmet. L’anima marina getta fuori bordo passato e presente, leva le ancore per essere quel che non è ancora: il mare affascina perché in esso tutto è promessa. Allontanarsi da terra è rinascere, dichiararsi disponibile, farsi trascinare dalle correnti, a caso, cercando fortuna. Al largo non c’è il vuoto, ma un pieno di meraviglie, forse un deserto ma ricco di miraggi: speranza dell’altra riva o di un’isola fortunata come Utopia, sogno radicale di un assoluto altrove, antitesi dell’umanità e dei suoi meschini affari, ha scritto un poetico cantore del mare come Jules Michelet. È dall’età romantica, ricorda W. H. Auden, che l’Occidente conosce la fascinazione del viaggio per mare, il desiderio di solcare l’oceano per fuggire l’ipocrisia della civiltà, per smarrirsi e/o ritrovarsi, per immergersi panicamente nella Natura, come chiede Hölderlin nell’Iperione: “Essere uno con il tutto, questa è la vita degli dei, questo è il cielo dell’uomo. Essere uno con tutto ciò che ha vita, fare ritorno, in una beata dimenticanza di sé, nel tutto della natura: ecco il vertice dei pensieri e delle gioie, la sacra vetta...

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