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Un fantasma che spaventava tutti, racconto di Daniele Santoro

Un fantasma che spaventava tutti, racconto di Daniele Santoro

Un fantasma che spaventava tutti, racconto di Daniele Santoro

Inediti d'autore Racconto Un fantasma che spaventava tutti, di Daniele Santoro, che il 18 marzo 2018, quando ha ideato il racconto, aveva sei anni, e della mamma Elena, che l'ha solamente scritto.

C’era una volta un astronauta che si chiamava Roberto e lavorava alla NASA, in America. Fare l’astronauta gli piaceva proprio un sacco. Ogni volta che partiva per una missione si divertiva moltissimo. Ogni mese lo mandavano su un pianeta diverso. Di solito si trattava di pianeti abitati e lui faceva anche amicizia con gli alieni.
Un brutto giorno però la NASA lo spedì in missione sperimentale verso il pianeta Diciassette, distante due pianeti dalla Terra a ovest. Il pianeta era stato chiamato così perché aveva una montagna che dall’alto aveva la forma del numero diciassette. Quel pianeta però era anche molto sfortunato perché nessuna astronave che si era diretta là aveva mai fatto ritorno. Infatti il terreno del pianeta Diciassette era pieno di ferro e le astronavi ci cadevano sopra, attratte magneticamente, come sul Triangolo delle Bermude.
Roberto volle provare lo stesso, ma con la sua astronave cadde e morì nell’impatto.
Quando si risvegliò, era ormai diventato un fantasma. Roberto si guardò intorno e decise di prendere la faccenda con filosofia. Il pianeta Diciassette non era poi così male. C’era una montagna di ferro, c’erano dei ruscelli e il sole si vedeva, rosso, da lontano. Roberto decise di rimanere lì e di fare del pianeta Diciassette la sua nuova casa. Si costruì anche una villetta con il ferro di cui il pianeta era ricco. Poi, visto che non aveva niente da fare, con il ferro forgiò anche altri oggetti: una cassaforte e una spada. Non sapeva neanche lui cosa farsene, visto che era completamente solo.
Ben presto però si accorse che il pianeta Diciassette non era affatto silenzioso. Molte astronavi, inviate dalla NASA, solcavano il cielo nero e stellato e facevano parecchio baccano. E quando passavano, a causa delle vibrazioni, dalla montagna si staccavano dei pezzi di ferro che facevano un gran rumore, finivano sul tetto della sua nuova villetta e lo sfondavano. Roberto iniziò a stufarsi. Così decise di ritornare sulla Terra per farli smettere: tanto ormai sapeva volare.

Ci mise un bel po’, ma pian pianino, solcando i cieli, arrivò sul pianeta in cui era nato.

Si accorse subito che non era più abituato a tutta quella gente e a tutto quel rumore. Persone che parlavano in ogni angolo e in tutte le lingue, macchine che sfrecciavano, clacson che strombazzavano. A Roberto venne un gran mal di testa, il pianeta Diciassette iniziava a mancargli, però si riprese subito e si diresse verso il suo vero obiettivo: la NASA.
Alla NASA gli astronauti non capivano perché sulla navicella che stava per partire per una missione succedevano cose strane. Si sentivano urla terribili, rumori dalla provenienza incomprensibile, uno sbattere di porte. Le sedie giravano da sole, i finestrini si aprivano e si chiudevano, ogni tanto partiva l’allarme antincendio. Ogni volta gli astronauti si guardavano in faccia atterriti e dicevano: “Sembra che su questa astronave ci sia un fantasma! Che paura!”
In effetti un fantasma c’era: Roberto cercava in ogni modo di spaventarli per non farli partire. Gli astronauti, che non erano degli sprovveduti, misero telecamere a raggi fotonici per ectoplasmi su tutta l’astronave e così ripresero la sagoma di Roberto che si aggirava per i corridoi. Guardarono le immagini e capirono che si trattava del loro vecchio collega, ormai defunto.
Gli astronauti furono presi dalla tristezza per la sorte del loro amico e non furono più spaventati perché lo conoscevano. Allora gli lasciarono un messaggio scritto su un video che teneva tutta una parete: “Sappiamo chi sei, Roberto. Cosa vuoi da noi? Perché sei arrabbiato?”
Roberto vide il messaggio, si infilò nel software del computer e fece comparire la sua risposta: “Non sono arrabbiato, ma tutte le astronavi che passano sul cielo del pianeta Diciassette mi danno fastidio e fanno dei danni. Potete girare un po’ più al largo? Grazie! PS. Comunque mi mancate”
Quando gli astronauti videro quel che aveva scritto Roberto risposero: “Va bene, scusaci. Non pensavamo di darti fastidio. Cambieremo rotta. Torna a trovarci, qualche volta. Ci manchi anche tu”. 
Roberto versò una lacrimuccia, anche se le lacrime davvero non gli uscivano più. Poi, leggero, si diresse verso la pace della sua nuova casa.


Le foto sono state scattate nel Barrio Gracia di Barcellona nell'agosto 2018. Sono le installazioni della Festa Major de Gracia che si tiene nella settimana di Ferragosto e che trasforma completamente le vie del quartiere.


Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Il tesoro dentro, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Immagina di aver sognato, PubGold.
Diventa realtà, PubGold.
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L'agenzia dei bugiardi, un film di Volfango De Biasi: la recensione

L'agenzia dei bugiardi, un film di Volfango De Biasi: la recensione

L'agenzia dei bugiardi, un film di Volfango De Biasi: la recensione

Cinema Recensione di Giulia Mastrantoni. L'agenzia dei bugiardi di Volfango De Biasi. Una trama leggera ma intrigante, in un film che parla di tradimenti, campi nomadi e immigrazione.

Ho visto il trailer de L’agenzia dei bugiardi in una sala cinematografica, mentre aspettavo che iniziasse Attenti al gorilla. Colpita dalle scene del trailer, ho deciso che il 17 gennaio sarei andata a vedere L’agenzia dei bugiardi. È stata una scelta decisamente azzeccata, perché pur non essendo Bohemian Rhapsody, si tratta comunque di un film divertente e originale. Non ci sono spoiler di scene in questa recensione, ma si spoilerano un po’ di tematiche a cui il film fa riferimento.


Le scene in cui vengono maltrattati alcuni animali sono quelle che mi sono piaciute di meno (per non dire affatto). Pur trattandosi di effetti speciali, suscitare l’ilarità del pubblico con delle scene di maltrattamenti non mi è sembrata una scelta particolarmente bella.
Insieme a una trama leggera ma intrigante, L’agenzia dei bugiardi fa anche riferimento a tematiche più importanti, come l’immigrazione e la presenza di comunità nomadi sul territorio italiano. La prospettiva utilizzata per affrontare queste due tematiche è curiosa: i migranti sono gentili e prestano soccorso agli italiani, mentre le comunità nomadi cercano vendetta per gli animali maltrattati. Si tratta di certo di punti di vista che si sottraggono a quella che oggi sembra esserne una divisione netta tra gli italiani: ci sono coloro che sono ‘buonisti’, ovvero che mettono l’umanità prima della ‘salvaguardia’ del proprio Paese, e poi ci sono coloro secondo i quali la guerra in Syria non esiste, gli scafisti sono miliardari e comunque ‘gli immigrati sono tutti clandestini che ci rubano il lavoro e commettono crimini’. La prospettiva con cui il film L’agenzia dei bugiardi affronta il tema dell’immigrazione è bella, perché non dà una risposta netta al ‘problema’. Si limita, anzi, a mostrare una fetta di realtà e lascia allo spettatore il compito di scegliere come leggere la scena. Lo stesso si può dire per ciò che traspare sulle comunità nomadi, che si professano oneste e cercano di scardinare gli stereotipi, ma che quando devono vendicare una zebra non si fermano davanti a niente.

L'agenzia dei bugiardi

L'agenzia dei bugiardi

REGIA Volfango De Biasi
SCENEGGIATURA Fabio Bonifacci, Volfango De Biasi
PRODUZIONE Medusa Film
MUSICHE Max Richter
ANNO 2019

CAST: Giampaolo Morelli, Massimo Ghini, Alessandra Mastronardi, Paolo Ruffini, Carla Signoris, Luigi Luciano, Diana Del Bufalo

La trama de L’agenzia dei bugiardi è relativamente semplice: Fred è figlio di genitori separati, perché suo padre era un donnaiolo e sua madre ne era stanca. Una volta separata dal marito, la madre di Fred è disperata: cade in depressione e fatica a ricostruirsi una vita. 

È questo il motivo per cui Fred decide di aprire l’agenzia SOS Alibi, un business basato sul tradimento. Con diverse trovate particolarmente brillanti, Fred riesce a tirare fuori dai guai numerosi mariti che erano finiti nei ‘letti sbagliati’, aiutandoli a far sì che le mogli non scoprano mai nulla. In questo modo, secondo Fred, molte famiglie e molti cuori di donne vengono sottratti a inutile sofferenza. A questo punto entra in scena ‘Giacomo’, ovvero Alberto, un marito che tradisce la moglie con una cantante rap di nome Cinzia. ‘Giacomo’ si presenta come Giacomo, spiega a Fred la situazione e usufruisce dei servizi di SOS Alibi. Nel frattempo, Fred si innamora di Clio, una ragazza indipendente con un’intelligenza fuori dal comune. Quando Clio decide di presentare Fred ai suoi genitori, i problemi hanno inizio: ‘Giacomo’ si chiama Alberto ed è il padre di Clio. Alberto ha bisogno di un alibi per il prossimo weekend, durante il quale andrà in vacanza con la sua amante. E Fred, suo malgrado, deve aiutarlo, perché la felicità di Clio è in gioco...

Guardando il trailer, mi ero fatta l’idea che durante il film avrei dovuto mandare giù un po’ di battutine misogine tipiche dei film italiani. Non è stato così, anzi. 

Le figure femminili sono trattate con rispetto, nonostante la tematica del tradimento che fa da filo conduttore della storia. Clio è brillante, sua madre non è da meno e Cinzia, tutto sommato, è un tipo. Non ci sono scene di nudo, la donna non è ritratta come un diavolo tentatore e la trama è godibile. Se avete voglia di trascorrere un paio d’ore tranquille, L’agenzia dei bugiardi fa al caso vostro. Gli attori, peraltro, sono tutti bravissimi.






Giulia Mastrantoni
Da quattro anni collaboro all’inserto Scuola del Messaggero Veneto, scrivo per il mash up online SugarPulp e per la rivista dell’Università di Trieste Sconfinare.
Dopo aver trascorso un periodo in Inghilterra, ho iniziato un periodo di studi in Canada, ma, dovunque sia, scrivo.
Misteri di una notte d’estate, ed. Montag.
One Little Girl – From Italy to Canada, eBook selfpublished.
Veronica è mia, Pensi Edizioni.
La forma del sole, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
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Scrittori, intervista a Marco Di Carlo: «le mie storie vogliono vedere la luce»

Scrittori, intervista a Marco Di Carlo: «le mie storie vogliono vedere la luce»

Scrittori, intervista a Marco Di Carlo

Caffè letterario Intervista a cura di Silvia Pattarini. Nel suo ultimo libro, La loro parte (Augh!Edizioni), Marco Di Carlo racconta la storia di Massimo e della sua metamorfosi da zio a padre.

Oggi il nostro caffé letterario è ben lieto di presentarvi un volto nuovo della letteratura italiana: è con noi Marco Di Carlo per una breve intervista. Conosciamolo meglio!

Buongiorno Marco, benvenuto e grazie per avere scelto il nostro web magazine culturale Gli Scrittori della Porta Accanto. Per rompere il ghiaccio, visto che ci troviamo in un caffè letterario virtuale, permettimi di offrirti virtualmente un caffè, un tè, una tisana, una bibita fresca o… cosa preferisci?

Buongiorno a voi. In un altro frangente avrei optato per un calice di vino rosso, ma in questo caso (ci tengo a darmi un tono salutista) prendo volentieri una tisana allo zenzero, piccante e depurativa, grazie!

Per scrivere un libro è necessario avere una storia da raccontare: qual è stata quell’alchimia, quella scintilla interiore che ti ha spinto a scrivere La loro parte?

La loro parte nasce dallo sguardo fugace tra due persone, per età e stile di vita, lontanissime tra loro, dalla volontà d'indagare, e quindi raccontare con passione e leggerezza, di quanto, malgrado tutto ciò, sia esigua la “distanza umana” che le divide, di come, inoltre, possa essere sorprendente il risultato ottenuto dall'atto volontario di valicare i “propri confini”, di aprirsi all'altro privi di timori, di mettersi alla prova senza aspettarsi nulla in cambio.

Ci ricordi i titoli delle tue precedenti pubblicazioni?

Volentieri. Dal basso, una raccolta di racconti, e L'imperatore di Marta, un romanzo. Con maggiore piacere e entusiasmo vi parlerei di quelle che (spero) verranno (almeno a livello letterario mi piace sempre guardare avanti), ma per una blanda forma di scaramanzia tacerò, incrociando le dita naturalmente.

Uno scrittore è prima di tutto un lettore: Marco Di Carlo preferisce il classico libro di carta o meglio gli ebook?

Sono un romantico, nonché un uomo di quarant'anni con la poco felice tendenza a sentirsene parecchi di più sulle spalle, per giunta del tutto refrattario a un certo modo “2.0” d'intendere il prodotto “libro”. Con buona pace delle a me care foreste non ho mai letto un ebook, né, credo, mai lo farò. Sì, la carta ingiallisce, può ammuffire o essere divorata dai tarli, ma è la pelle di un'opera letteraria e, come quella di un uomo, invecchiando, conferisce carattere, racconta una storia, spesso non solo quella di chi ha scritto il libro, ma anche quella di chi lo ha letto.

Hai ancora qualche sogno nel cassetto da realizzare?

Moltissimi. In primis dare ossigeno a tutte le “cronache” di cui sono padre, quelle già scritte e quelle che forse verranno, chiuse nel cassetto. È buio, e c'è un'aria stantia, lì dentro, e loro, le mie care e vecchie storie, hanno una gran voglia di vedere la luce del mondo, di respirare a pieni polmoni.

Aspettiamo con ansia quel momento, allora! Marco Di Carlo, ti ringrazio tantissimo per essere stato con noi e, a nome de Gli scrittori della porta accanto ti faccio i complimenti per il tuo libro, augurandoti che sia un vero successo! In bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!



La loro parte

di Marco Di Carlo
Augh! Edizioni
Narrativa
ISBN 978-8893431637
cartaceo 12,75€

Sinossi
Massimo, single non più giovanissimo, ha paura di aver perso fin troppi treni per uscire dalla grigia situazione in cui vive. Addetto vendite in un negozio di articoli per il fai da te, vessato da un superiore affetto da bruschi cambiamenti di personalità, sembra destinato a una mera esistenza allietata unicamente dalla musica heavy metal. Nella sua vita irrompono Carlotta e Federica; la prima è sua nipote, un’undicenne molto emotiva costretta ad affrontare l’improvvisa e misteriosa fuga dei genitori. L’altra è una sua ex compagna di classe, con la quale condivide la volontà di non arrendersi a un futuro di solitudine. Contro ogni aspettativa, le loro labili fondamenta si rivelano più coese e funzionali del previsto. Da zio a padre, da scapolo a capofamiglia: la metamorfosi di Massimo segue un percorso difficile, sotto la lente dell’esposizione mediatica; ma gli permette di scoprire in che modo può maturare e smetterla di considerarsi un’irrecuperabile pecora nera.

Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
Diplomata in ragioneria, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.
Il tempo di un caffè, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni.
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Maria, Regina di Scozia, un film di Josie Rourke: la recensione

Maria, Regina di Scozia, un film di Josie Rourke: la recensione

Maria, Regina di Scozia, un film di Josie Rourke: la recensione

Cinema Recensione di Lara Zavatteri. Maria Regina di Scozia della regista Josie Rourke. Il film, nelle sale in questi giorni, ripercorre la vita della regina scozzese in perenne lotta con la cugina Elisabetta Tudor.

Maria Stuarda ed Elisabetta I erano cugine, erano donne che regnavano in un mondo maschile, erano entrambe determinate ad avere maggiore potere.
La Universal Pictures presenta il film in questi giorni nelle sale cinematografiche italiane Maria, Regina di Scozia diretto da Josie Rourke che ripercorre la vita, gli intrighi e i tradimenti della vita di Maria Stuarda (così chiamata per il suo cognome, Stuart) e di Elisabetta Tudor.
La trama di Maria, Regina di Scozia ripercorre la vita di Maria Stuarda, essendo un film biografico. Ancora giovanissima Maria (interpretata dall'attrice Saoirse Ronan) si reca in Francia per sposare l'erede al trono, Francesco II di Valois, figlio di Caterina de' Medici che diviene re per poco tempo. Infatti muore lasciando sola la giovane vedova. Maria ha il diritto di sedere sul trono di Scozia come regina, di fatto lo è fin dalla nascita anche se i fili li ha tirati fino alla maggiore età sua madre, Maria Di Guisa. Così decide di lasciare la Francia per tornare nella terra natia.

Maria però conosce poco la Scozia e gli scozzesi di lei non sanno quasi nulla. 

Lei dovrà fare i conti con il fratellastro, che ambisce al trono e con mille intrighi e tradimenti da parte della sua stessa gente. Avrà un figlio, Giacomo, che alla fine diventerà re al suo posto, unendo per la prima volta le corone di Scozia e d'Inghilterra, mentre lei, dopo decenni di prigionia in Inghilterra, sarà decapitata su ordine della cugina Elisabetta Tudor, cui presta il volto l'attrice Margot Robbie. Elisabetta, nel film ritratta con il volto rovinato dalla malattia che l'aveva risparmiata, il vaiolo, conosceva fin da piccola il trattamento riservato ai traditori, infatti suo padre, Enrico VIII, non aveva esitato a decapitare sua madre, Anna Bolena, accusata di adulterio, stregoneria ed altro, accuse messe in atto probabilmente dal re per sbarazzarsi della moglie e sposare la nuova favorita, Jane Seymour. Anche se nel film Elisabetta appare anche solo dal volto una donna spietata, esitò a lungo prima di decidere di firmare l'atto che condannava la cugina. Dopo aver scoperto un complotto ordito da Maria per impossessarsi del trono, la sua fine fu inevitabile. D'altra parte, nemmeno Elisabetta intendeva farne la sua erede.


Maria, Regina di Scozia

REGIA Josie Rourke
SCENEGGIATURA Beau Willimon
FOTOGRAFIA John Mathieson
MUSICHE Max Richter
DISTRIBUZIONE Universal Pictures
ANNO 2018

CAST: Margot Robbie, Saoirse Ronan, Jack Lowden, David Tennant, Gemma Chan, Guy Pearce, Brendan Coyle, Martin Compstoni

Maria, Regina di Scozia racconta come Elisabetta intendesse regnare sui due regni e come Maria volesse impossessarsi anche del trono inglese.

Di fatto, Maria era una pretendente legittima, infatti la sorella di Enrico VIII, Margherita Tudor, fu regina consorte di Scozia e nonna di Maria, quindi Maria stessa poteva di fatto entrare nella linea di successione per il trono inglese o diventando l'erede di Elisabetta, che non aveva figli, oppure uccidendola, da qui il complotto.
Maria ed Elisabetta erano due donne potenti, in un mondo governato da uomini. La prima era cattolica - nel film e nella realtà, al momento di morire indossò un vestito rosso, per essere ricordata come una martire cattolica - la seconda protestante; la prima si sposò tre volte, la seconda decise di “essere sposata all'Inghilterra”. Eppure, nonostante le differenze, furono due donne che probabilmente anche da lontano si stimarono.

Maria Regina di Scozia della regista Josie Rourke è un film per tutti coloro che amano la storia e in questi anni hanno seguito anche la tendenza del raccontarla attraverso gli occhi delle donne.

Ricordiamo ad esempio le serie come The White Queen e The White Princess e i libri di Philippa Gregory.
Vi segnalo anche un altro libro, sempre su una regina, ovvero La regina ribelle di Elizabeth Chadwick, che racconta le vicende di Eleonora d'Aquitania, madre di Riccardo Cuor di Leone e una donna indipendente e controcorrente per la sua epoca, il XII secolo.



Lara Zavatteri

Lara Zavatteri
Classe 1980, vive e lavora nel paese di Mezzana in val di Sole (Trentino). Iscritta all'Ordine nell'elenco dei pubblicisti dal 2000, scrive articoli di cultura, ambiente e attualità locale. È anche blogger e autrice di libri.
Guardando le stelle,Un cane di nome GiulianoRisparmia Subito!Amici per sempreCuor di Corteccia, Sopravvissuti, Youcanprint.
Reset, Photocity.it.
La strada di casa, Edizioni del Faro.
Agata. Come un funerale ti salva la vita, Youcanprint.

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Recensione: Il Miglio Verde, di Stephen King

Recensione: Il Miglio Verde, di Stephen King

Recensione: Il Miglio Verde, di Stephen King

Libri Recensione di Claudia Gerini. Il Miglio Verde di Stephen King (Sperling & Kupfer). Un capolavoro, uno spaccato dell'America anni '30 segnata dalla segregazione razziale.

Ho scoperto Stephen King a più di quaranta anni e mi sono letteralmente appassionata ai suoi libri. I primi due letti, The Dome e 22/11/63 me li avevano prestati. Nonostante la mole di questi romanzi li ho letti tanto velocemente che non vedevo l’ora di leggere un’altra opera di Stephen King. Così, parlando in giro, ho chiesto quale libro avrebbe potuto leggere una novellina come me. La risposta è stata una sola: Il Miglio Verde.


Già dalle prime pagine ho capito subito che stavo per leggere un capolavoro. Perché è cosi che considero questo libro. Stephen King con la sua maestria nello scrivere ci accompagna tra racconti del passato e del presente nella vita del protagonista che, ormai vecchio e in un ospizio, si dedica alla scrittura delle sue memorie. Questo gli dà modo di tornare indietro e rivivere fatti che sono impressi indelebili nella sua memoria. 


Paul è il responsabile del Blocco E del carcere di Could Montain nell’America degli anni ’30, il blocco in cui vengono mandati i detenuti in attesa dell’esecuzione della pena di morte sulla sedia elettrica. 

I prigionieri condannati a morte dovevano percorrere un tratto di corridoio all’interno del carcere chiamato appunto il miglio verde, a causa del colore del linoleum sul pavimento.
Il racconto si apre con l’arrivo di un detenuto alquanto singolare, John Coffey, un omone di colore grande e grosso condannato per aver violentato e ucciso due gemelline. Da subito però Paul nota quanto sia in contrasto il crimine da lui commesso con la sua indole decisamente pacifica.
Il racconto continua e così facciamo la conoscenza degli altri detenuti del miglio verde: uno strampalato Delacroix e il suo amico speciale Mister Jingle, un topolino ammaestrato, lo psicopatico Billy the Kid Wharton che creerà non pochi problemi al miglio, i colleghi di Paul, tra cui spicca la figura di Percy, un arrogante personaggio che pensa di avere il mondo ai suoi piedi grazie alle sue conoscenze altolocate.

Paul scopre presto che John Coffey sembra avere una strana dote nel guarire le persone. 

Lui stesso ne è testimone quando Coffey lo guarisce da una fastidiosa infezione urinaria che lo affliggeva da tempo. Questo, e il docile comportamento del prigioniero, lo portano a dubitare che sia proprio lui il responsabile della morte delle gemelle.
Ma non sempre la verità può venire a galla e non sempre la giustizia va di pari passo con la verità. Coffey è un uomo di colore in un'America segnata da una grave crisi economica e dalla segregazione razziale. E il suo destino è già stato scritto.
Nel romanzo si incontrano personaggi descritti magnificamente da Stephen King, ognuno a rappresentare caratteristiche e debolezze dell’essere umano, a volte esasperate come nel personaggio di Percy, altre volte esaltate come in Coffey.

Stephen King racconta uno spaccato dell’America di quei tempi descrivendo minuziosamente situazioni e contesti storici e geografici. Da questo libro è stato tratto l’omonimo film del 1999 con Tom Hanks.

Stephen King rimane uno degli scrittori contemporanei più affascinanti, capace di mettere nero su bianco le debolezze umane e di raccontare storie appassionando il lettore, parola dopo parola senza mai diventare banale. Il Miglio verde è decisamente consigliato a chi non si spaventa del numero delle pagine da leggere, come ogni libro di King ne ha davvero tante! Ma sarà come leggere un libretto di cinquanta pagine, ve lo assicuro, perché vi immergerete completamente nella storia e non vi accorgerete nemmeno di essere arrivati alla fine. Stephen King rimane un genio assoluto… ed è uscito da un paio di mesi il suo nuovo libro The Outsider (Sperling & Kupfer), e io non vedo l’ora di leggerlo!


Il miglio verde

di Stephen King
Sperling & Kupfer
Thriller | Narrativa
ISBN 978-8868360283
Cartaceo 10,11€
Ebook 7,99€

Sinossi
Nel penitenziario di Cold Mountain, lungo lo stretto corridoio di celle noto come Il Miglio Verde, i detenuti come lo psicopatico Billy the Kid Wharton o il demoniaco Eduard Delacroix aspettano di morire sulla sedia elettrica, sorvegliati a vista dalle guardie. Ma nessuno riesce a decifrare l'enigmatico sguardo di John Coffey, un nero gigantesco condannato a morte per aver violentato e ucciso due bambine. Coffey è un mostro dalle sembianze umane o un essere in qualche modo diverso da tutti gli altri? Un autentico capolavoro firmato Stephen King e dal quale è stato tratto lo straordinario film di Frank Darabont con Tom Hanks.


Claudia Gerini
Claudia Gerini nasce a Pontedera negli anni ’70. Completa il liceo linguistico e collabora saltuariamente con un’importante testata giornalistica. Poi abbandona gli studi e le passioni per un impiego fisso. Da più di 15 anni infatti lavora nel reparto gastronomia di un supermercato. Adora la sua famiglia ed è ciò a cui si è ispirata per scrivere il suo primo romanzo, uscito in prima edizione per Lettere Animate.
Il sogno di Giulia, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
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